La porta d’acciaio era stata scaraventata contro il
muro, divelta con violenza dai cardini. L’onda d’urto l’aveva piegata come una
scatoletta di cibo per cani. Cercai di attenuare il ronzio nella testa
scuotendola con energia ma sentì solo il cervello ballare dentro la scatola
cranica.
Stordito, non mi ero premunito di assicurarmi che il
nuovo ambiente fosse in sicurezza.
Fu l’uomo in piedi al di là del tornello chiuso a ricordarmelo.
Il respiro restò trattenuto nella gabbia toracica
mentre il cuore pulsava incazzato per levarselo dalle palle.
Qui giace Maximilian Payne. Un grande coglione fottuto
come al primo giorno di scuola. Sei morto perché hai dimenticato l’unica legge
in vigore su questa terra: sempre a cazzo duro.
Le braccia mi bruciavano da
impazzire. Peccato per il finale. Peccato per non aver saputo mantenere la
promessa fatta.
Mi dispiace, ragazze, non sono stato
all’altezza.
«Max! Santo cielo! Stavo quasi per spararti!» Balder.
Tirai un sospiro di sollievo e abbassai la pistola.
«Alex! È un piacere rivederti!»
«Che diavolo succede? Ci sono più cadaveri qui che
nell’obitorio della contea.»
«Una rapina, sfruttando un vecchio tunnel in disuso
che corre sotto il caveau della Trust Federal Bank. Sono gli uomini di Lupino.»
«C’è Lupino dietro a tutto questo? Ne sei sicuro?»
«Abbastanza. Bel posticino per un appuntamento,
comunque. Riesci a passare?»
«No, è chiuso. Dobbiamo andarcene da qui, ancora più
in fretta se Lupino è coinvolto. La talpa potrebbe…»
Alex non riuscì a terminare la frase perché qualcuno
dall’altra parte, nascosto alla mia vista, gli sparò alla schiena, come una
cane. Alex cadde verso destra. Il killer doveva essere appostato sulla
scalinata che si perdeva dietro l’angolo. Una posizione che avrebbe concesso
una perfetta via d’uscita. Tutto ciò che fui in grado di fare fu guardare
Alex Balder accasciarsi a terra tentando di sorreggersi al muro per più tempo
possibile, fallire miseramente e arrendersi quando le forze lo abbandonarono
senza grazia.
Povero Alex.
Non c’era
più niente da fare: era morto e i suoi occhi senza vita mi fissavano immobili.
Mentre
tentavo di raggiungere Alex e il suo assassino le sirene della polizia
entravano in scena come un coro di voci infernali. Erano ancora lontane ma non
lo sarebbero state per molto. Del mio stesso parere era evidentemente l’uomo
che aveva sparato a sangue freddo a Alex: fu a lui che associai il suono dei
passi che risalì la scalinata e che poi sparì, dopo una breve eco, nell’atrio
della stazione e dalla mia vita. Per il momento.
Mi aggrappai
al cancello e strattonai con forza nel disperato tentativo di aprirlo. Tutto
inutile. Lasciai là il corpo dell’unica persona al corrente di ciò che avevo
fatto negli ultimi tre anni e della mia missione. Il mio nome e la mia faccia
non comparivano più negli archivi della polizia e negli annuali dell’accademia.
Tutto era stato cancellato con maestria quando ero entrato a far parte della
DEA. Era stato fatto perché nel caso in cui qualcuno avesse scavato per sapere
chi fossi davvero, ne sarebbe uscito solo con precedenti creati ad arte e una
fedina penale lurida al punto giusto.
Mi trovavo
dove avevo fatto il possibile per non tornare. Il mio girone infernale nella
metropolitana aveva finito per riportarmi al punto di partenza, come in una
spirale senza fine.
Affrettandomi
verso Roscoe street mi domandai perché Alex fosse dovuto morire. E perché aveva
voluto incontrarmi. Certo era che non si immaginava che sarebbe finita così, o
che ci saremmo trovati in mezzo a una rapina. Per giunta non una organizzata
dal clan mafioso a cui stavamo dando la caccia. Strano che non avessi sentito
nulla nell’ultimo periodo. Strano che Alex non ne fosse a conoscenza. Se c’era
davvero una talpa all’interno della famiglia allora era plausibile che avesse
saputo di me al punto tale da tenermi lontano dalle informazioni vitali ma non
abbastanza da farmi mangiare la foglia. E forse erano già sulle tracce dello
stesso Balder, chissà da quanto. La pallottola vagante aveva ucciso lui e non
aveva proseguito con me, potenzialmente più pericoloso per gli affari della
famiglia. Se avessero ammazzato me avrebbero segato le gambe alla DEA,
costringendola a ricominciare tutto da principio.
Il cielo scuro spargeva ancora fiocchi di neve e il
vento gelido si insinuava tra i vestiti, seccando la pelle e intaccando le
ossa. La neve sui gradini scricchiolò sotto le scarpe.
Uscì nella tormenta, le mani al caldo strette attorno ai revolver fumanti.
Rosce Street.


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