Lupino gestiva il suo giro di sesso, droga ed estorsioni
da uno squallido hotel di un quartiere malfamato. La polizia di New York stava
arrivando. Potevo sentire il crescendo delle sue sirene. Lupino pensava di
avermi in pugno eliminando Alex e facendo credere a tutti che fossi stato io.
Di sicuro aveva tutta la mia attenzione. Decisi di entrare nell’hotel, un
edificio decrepito e incrostato, frequentato da delinquenti di strada e
prostitute dall’aria stanca.
Adottai il mio celebre ingresso alla Bogart: senza
guardare in faccia nessuno.
Alla reception c’erano un paio di avanzi di galera con
lo sguardo assassino: i fratelli Finito.
«Signore e signori, il dolore fatto persona!» mi
accolse Joey Finito.
«Il massimo del dolore!» si aggregò Virgilio.
«Mi fate morire voi due! Le inventate da soli o avete
un suggeritore personale di stronzate? Lasciate perdere, era una domanda
retorica. Ho qualcosa per il grande boss. Lupino è in casa?»
«Dipende da chi lo cerca, un amico oppure un fottuto
doppiogiochista?! Non rispondere, è una di quelle…inutili domande retoriche!»
«Lupino non è qui ma vorrebbe dirti “Addio”!»
La mia copertura era saltata e le porte dell’hotel si
chiusero alle mie spalle mentre venivo salutato da una cascata di proiettili.
Ecco fin dove si era già diffusa la notizia di chi
fossi in realtà. Lupino certamente le aveva dato ampia risonanza e poi aveva
sguinzagliato i cani. Arretrai portando le mani ai fianchi. Trovai il profilo
dell’elsa delle mie spade e mi sottrassi al tiro incrociato. Joey Finito, una
cattiva imitazione di Billy Drago ne Gli Intoccabili, ribaltò il tavolo della
reception con un calcio e ci si nascose dietro. Virgilio, invece, il più alto
tra i due, indossava un gessato anni venti e un sorriso strafottente. Non passò
subito alle maniere forti ma restò a guardarmi, in piedi e disarmato, mentre
ripiegavo e suo fratello mi scagliava addosso fulmini e saette come una cazzo
di divinità rancorosa. Virgilio mi invitava a provare ad ucciderlo.
I due fratelli non erano mai stati una preoccupazione
per me e anche in quel momento non erano che sassolini fastidiosi dentro la
scarpa.
Avrei voluto centrare Virgilio con tutto il cuore ma
una scheggia di muro intagliata da una pallottola vagante mi aprì un taglio
sotto lo zigomo. Non sentì subito il sangue caldo scendermi lungo la guancia e
infilarsi sotto il colletto della camicia. Me ne sarei accorto solo molte ore
dopo togliendomi i vestiti. La Desert Eagle si portò via una considerevole
porzione di scrivania quando la pallottola mancò Joey Finito di un niente. Per
metterla a favore dei fratelli la impugnavo con la sinistra. Ogni rinculo
cercava di strapparmi via il braccio. Lusingato che gli
avessi quasi staccato la testa, Joey Finito rise eccitato come un cagnolino che
capisce che il padrone sta per portarlo fuori per la combo pisciata & cagata.
Ridendo intensificò la frequenza degli spari. Anche Virgilio decise finalmente di
unirsi alla festa.
La sua mira,
però, era meno eccitata e più precisa.
I fratelli
si scambiarono i ruoli: Virgilio era barricato strenuamente dietro la scrivania
ribaltata e la sua testa spuntava solamente quando veniva protetta dal suo
fuoco di sbarramento; Joey, invece, vomitava piombo sbrindellando ogni forma
solida tra di noi con il tavolo a proteggergli esclusivamente paesi bassi e
caviglie. Quel riparo non avrebbe continuato a resistere per molto ancora: la
Desert Eagle lo stracciava come carta da culo.
I bastardi
adottavano un’ottima strategia omicida: quando uno ricaricava, l’altro
ricominciava a sparare, senza lasciarmi tirare il fiato. Avevo entrambi i
caricatori pronti all’uso ma nemmeno una possibilità di tirare fuori la testa.
Avrebbero continuato così finché non mi fossi addormentato o non avessero dato
fondo all’arsenale. Gli unici colpi che mi restavano erano i giochi di sponda e
gli spari di rimbalzo. E proprio con quelli costruì una strategia traballante
come una torre di Jenga alla manche finale. Ai fratelli Finito probabilmente
pareva che sparassi alla cazzo o che una crisi epilettica mi costringesse a
premere grilletti a tutto spiano. Per quello che avevo in testa mi corse in
aiuto la beretta perché la Desert Eagle sbrindellava tutto ciò che incontrava. I
proiettili della Beretta erano più sensibili ai giochi di sponda ai termosifoni
in ghisa facendoli rimbalzare più o meno dove desideravo io. Il
giochino mi costò quasi tutti i caricatori di riserva ma se ero stato
abbastanza bravo e dotato di una considerevole quantità di culo, da quel
momento in poi avrei avuto bisogno solo della potenza erettile del cannone del
Deserto.
Attesi al riparo fino a quando non
sentì l’arma di Virgilio Finito ammutolirsi ancora, poi sbucai di lato e sparai
a Joey, che intanto continuava annoiato la sua opera di convincimento perché
comprassi un biglietto per andare a vedere il Creatore. Considerato che eravamo
in stallo così giòà da alcuni minuti, la ripetitività della sequenza aveva
abbassato testosterone, adrenalina e concentrazione. Joey impiegò un attimo di
troppo ad allineare il mio muso con il mirino alla fine della pistola.
«Palla in buca!» Gridai e sparai.
Il proiettile della Desert Eagle
iniziò la sua corsa con un boato e finì con un latrato. Quello di Joey Finito,
centrato in ciò che aveva di più caro e che gli permetteva di identificarsi
come appartenente al genere maschile.
Pazientemente la beretta aveva
assottigliato il piano della scrivania dietro a cui Joey si riparava. Il
gangster si portò le mani a proteggere quello che non era più. Per un intero
secondo pensai se elargirgli il colpo di grazia o se lasciarlo agonizzare ma poi
Virgilio mi ricordò che era una riunione di lavoro e che non era il momento di
distrarsi. Il fratello, che aveva ricaricato in tutta fretta, aveva esploso due
volte verso di me senza prendermi. Lessi distintamente nello sguardo, prima
beffardo, la chiara consapevolezza della merda che gli si era appena rigirata
contro. Quello che il suo cervello elaborò appena un attimo più tardi fu
l’imperativo di schiacciare il foruncolo prima che scoppiasse e tutte le
ragazze iniziassero a ridere di lui.
Ma io ero in una situazione di merda
peggiore visto che avevo lasciato il mio unico riparo due metri indietro.
Tuttavia la differenza tra me e Virgilio era che i miei pantaloni li avevo già
imbrattati e che al dito sul grilletto mancava di percorrere la metà più facile.
Il mio
proiettile tranciò la carotide di Virgilio Finito lasciandogli soltanto gorgogliare
il suo disappunto. Terminò la sua vita carponi, farfugliando maledizioni mentre
dalle mani strette attorno alla gola zampillavano copiosi fiotti di sangue. Gli
occhi, poco prima sprezzanti, virarono verso il lattiginoso e si decisero infine
per il vitreo.
Accanto al corpo di Virgilio, suo fratello Joey si
teneva le palle gemendo come una troia. Non era abbastanza ferito per morire ma
non abbastanza sano per alzarsi e andarsene via.
Sentì il suo respiro accelerare ed accorciarsi mentre
aspettava il colpo di grazia. Gli sparai alla nuca.


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