Se Lupino stesse spianando la strada alla seminfermità
mentale per quando gli avrebbero finalmente messo le manette ai polsi o avesse
ormai oltrepassato il confine della follia lo avrei scoperto solo quando me lo
sarei trovato davanti. Fino a quel momento dovevo agire pensando allo scenario
peggiore. Jack Lupino era convinto di essere un figlio della Bestia, perciò
immortale e onnipotente. Chi pensa a un piano B per quando verrà arrestato,
invece, ha anche paura di morire, come un vero essere umano.
L’ufficio di Lupino proseguiva in un corridoio angusto,
finendo per inerpicarsi in un’affusolata scala a chiocciola, perfetta per farsi
sparare nella nuca e morire in ginocchio.
Mentre salivo, la polvere che cadeva attraverso i
gradini di metallo forati mi irritò gli occhi e li riempì di lacrime. Me li
strofinai con mani ancora più lerce ma l’anima gridava più forte una sofferenza
che non si sarebbe placata con qualche zuccherino. D’altronde, un corpo non può
sopravvivere senza anima e a me non andava di essere solo un bel sacco di
carne, seppur affascinante, come non smetteva di ricordare mia madre a tutte le
amiche del bridge del martedì sera.
Sbucai proprio dietro il quadro dell’impianto luci. Mi
orientai grazie al grande occhio azzurro che torreggiava nella prima sala. Una
serie di passerelle traballanti sospese a corde si perdevano nella fitta
oscurità della volta. Il retropalco doveva condurre verso il santuario di
Lupino. L’aria irrespirabile sembrava innalzare muri invisibili, fortificati
dall’odore di un incenso dolciastro e appiccicoso come resina.
Era quello il cuore in putrefazione della Grande Mela.
Lupino doveva essere vicino, come un ragno al centro della sua ragnatela, in
attesa. I vapori di incenso mi facevano girare la testa. Su un divano c’erano
resti di una lettera strappata. Puncinello aveva messo in guardia Lupino. La
missiva era stata accartocciata ed era ricoperta di sangue.
“Non voglio nemmeno pensare che uno dei miei uomini
non stia al gioco. Ricorda, Jack, che stiamo concludendo un affare. Non vorrei
essere costretto a mandarti il Trio a farti visita.”
Il Trio erano gli uomini di fiducia del capofamiglia.
Era chiaro che Lupino non si era lasciato intimidire dalla minaccia. Gli
appunti di Lupino ricoprivano il tavolo. A Jack mancava sicuramente qualche
rotella. I fogli erano scritti col sangue e parlavano di demoni, magia nera,
cerimonie arcane ed evocazioni di antiche divinità. Al centro della stanza un altro pentacolo
circoscritto da cinque candelabri.
“Belzebub, Asmodeus, Baphomet, Lucifero, Loki,
Cthulhu, Lilith Hela…scorra il sangue per tutti voi.”
Voleva seguire le orme di Faust: la sua anima in
cambio di potere e ricchezza. Basta firmare con il sangue sulla linea
tratteggiata.
Jack Lupino era un pazzo furioso.
“Lupi mannari sorgete per divorare il Sole e la Luna!
Io sono il lupo, io sono la Bestia, io sono il Signor-Fine-Del-Mondo! Io sono
colui che indossa la carne degli Angeli decaduti!”
Dopo l’anno duemila, la fine del mondo era un cliché
abbastanza comune. Ma chi ero io per parlare? Uno spietato vendicatore
solitario soverchiato dalla lapide della Giustizia.
Distolsi l’attenzione da quella lettura così
coinvolgente e per un momento continuai a sentire le invocazioni che mi erano
appena passate sotto gli occhi.
ASMODEUS.
BAPHOMET.
LUCIFERO.
No, non si trattava dell’eco nella mia testa ma di una
nenia precisa.
LILITH HELA.
Avevano organizzato un Sabbath e si erano dimenticati
di invitarmi.
Monotona e ripetitiva stancava e cullava le orecchie.
Mi si rizzarono i capelli.
La voce, le voci, non sapevo più quante scandivano il
nome di divinità norrene, inneggiavano al sacrificio rituale, declinavano il
nome dell’Angelo decaduto e…ringhiavano.
Ringhiavano.
Gesù Cristo.
Cosa avrei trovato in fondo a quel sentiero di simboli
esoterici, croci capovolte e sequenze numeriche scritte nel sangue?
Riconobbi alcune scritte in ebraico, l’inchiostro era
colato giù dalla traccia striando le pareti di lacrime vermiglie. Non azzardai
neppure per un istante ad appoggiarmi alle pareti. Filai dritto verso quel coro
inquietante e irresistibile. Mi scrollai la stanchezza dalla testa scuotendola
nervosamente. Il soffocante odore di incenso si accoccolava sulle palpebre come
un torpore invitante. Tentando di tenere aperti gli occhi li spalancai. Se
avessi sentito arrivare uno sbadiglio avrei affondato le unghie nei palmi.
Ecco come le sette raccoglievano seguaci, come li
persuadevano a credere in una realtà deviata e a rifiutare altro che fosse
ragionevole. Le tecniche di ipnosi non venivano insegnate da un pezzo
all’accademia di Polizia ma un veterano mi aveva mostrato i trucchi principali
durante gli appostamenti. Guardare dentro la testa di un sospettato era molto
utile per ottenere risposte e conferme. Ma i vertici della polizia e la
giustizia, oltre alle varie associazioni per i diritti dell’individuo, non
furono dello stesso parere quando arrivò il momento di decidere se abolirle o
metterle al servizio della comunità. Restava il fatto che lo smarrimento
temporaneo della coscienza di se stessi e dello scorrere regolare del tempo
erano ancora mezzi potenti per chi voleva spingere una convinzione nella testa
di qualcuno e convincerlo che fosse tutta farina del suo sacco.
Avevo così fretta di prendere una boccata d’aria nuova
che mi lanciai verso la fine del corridoio senza verificare di avere campo
libero. Per lo meno mi ci fiondai spianando la Desert Eagle e la Magnum.


Nessun commento:
Posta un commento