Venni accolto da qualche colpo di riscaldamento, come
quando prepari una donna a schiudere il suo fiore per te. Mi sporsi rapidamente
per vedere di chi si trattava e, soprattutto, capire come renderlo inoffensivo.
Era Rico ed era solo. Una ventina di metri da me. Distanza che stava
aumentando, ma senza quella premura che mi sarei aspettato.
«Ehi Rico!
Candy se l’è presa! Dice che fai così tutte le volte. Quando lei finisce di
lucidarti l’asta, non vuoi mai baciarla in bocca. Rico, ma nessuno ti ha mai
insegnato come comportarsi con una signora?»
Non riuscirò
mai a spiegarmi come Rico pretendeva di battersela con i pantaloni ancora
abbassati alle caviglie, in attesa di un sollazzo che non sarebbe arrivato
tanto presto.
«Sono
lusingato, Senor Muerte, che mi accoglie così, ma è qualche giorno che combatto
con alcune fastidiose afte e…»
Rabbioso, mi
sparò. Indossava una gigantesca camicia bianca che copriva orrendi boxer
celesti, una fondina ascellare nera e, meraviglia delle meraviglie, due
giarrettiere per calze maschili. Come mio nonno durante il proibizionismo.
I proiettili
si conficcarono in due casse di whisky davanti a me. Il liquido ambrato iniziò
a sgorgare insieme a cocci di bottiglia. Mi sparò di nuovo, intensificando
l’attacco. Se non poteva scappare allora prima avrebbe spiaccicato lo
scarafaggio. Scivolai di lato tra una fila di bancali. Rico, giunto all’area di
carico e scarico si trovò in campo aperto. Non era stupido e aveva abbracciato
l’unica strategia possibile: attaccare. Certo, non gli ricordai che poteva
sempre tirarsi su i pantaloni e battersela: io giocavo nella squadra sfavorita,
quella che non aveva chances di vincere il campionato. Appiattito contro uno
scaffale di bicchieri riempì il mirino della Desert Eagle della stazza di Rico
Muerte e feci fuoco. I proiettili sconquassarono il suo corpo facendogli
ballare una ridicola danza di morte. Lui, però, vacillò ma non cadde. Lo avevo
preso al fianco e sotto la clavicola sinistra. Rispose con una serie così ben
piazzata che mi costrinse a ripararmi ancora.
«Ti ammazzo,
Payne! E poi farò al tuo teschio quello che Candy ha lasciato a metà!» reiterò
il concetto ridendo e sparando.
Con quella
camminata da pinguino a cui era costretto faceva tintinnare la fibbia sul
pavimento. Feci fare capolino alla Desert Eagle e andai alla cieca. Sparai una
volta ma il tintinnio si interruppe solo per un momento. Non era finita.
Rotolai allo scoperto. Avevo lasciato dormire la Magnum perché mi erano rimasti
soltanto due colpi però non sarebbe arrivato un momento più adatto di quello
per usarla. La mossa mi servì anche per controllare dove fosse arrivato Rico e
in quali condizioni versasse. Intercettò la mia sagoma nel momento in cui uscì
allo scoperto. Un proiettile si conficcò nel pavimento tra le mie ginocchia
mentre la Magnum sputava piombo. In un momento il ginocchio sinistro di Rico
Muerte non ci fu più: al suo posto una massa informe di brandelli di carne
penzolante. La sua massa corporea pensò al resto. Rico tentò strenuamente di
restare in piedi ma non c’erano più fondamenta. Provò lo stesso ad ammazzarmi
durante la caduta ma il braccio e la canna della pistola non erano allineati
alla mia testa e la pallottola svirgolettò distante. Un gigante coi piedi
d’argilla crollò a terra con grido agghiacciante. La gamba ferita era ripiegata
indietro in una posizione innaturale. Sollevò il braccio e sparò ancora.
Cilecca.
«No Rico,
basta giocare. Dimmi dove trovare Gognitti e Lupino e faccio tornare Candy.»
«Fai pure, sbirro.»
«Ah, è così? Sei un po’ depresso? Ti ho sparato a un
ginocchio, il cazzo ti dovrebbe funzionare lo stesso.»
«Se mi lasci vivere sono comunque un uomo morto, a
questo punto. Avevo un accordo con Lupino. Ero il suo asso nella manica.»
«Asso?! Forse hai capito male: Jack probabilmente
parlava dell’ASSE…del suo cesso.»
«Quanto sei divertente, Payne! Ridi finché puoi!»
«Sono tre anni che ho smesso.»
«Non avrai niente da me. Ammazzami o vattene. E spera,
se mi lascerai qua ancora in vita, di non incrociare più la mia strada.»
«Questa volta mi è andata bene o non hai voluto
calcare la mano? Comunque, Rico, credo che seguirò entrambi i tuoi consigli.
Quella brutta ferita al fianco non promette bene. Vedi quel liquido così scuro
che ti esce dalla pancia? Non si è rotta la coppa dell’olio, è il fegato che
sta andando a puttane. Almeno lui, per l’ultima volta. Goditi la vita, Rico,
quella che ti resta.»


Nessun commento:
Posta un commento