Attigua alla sala con l’enorme occhio azzurro di
Dio/Krishna/Odino/la Provvidenza, ce n’era una seconda, delle medesime
dimensioni ma senza più navate da cattedrale e quel tono Dark così ilare. Lì,
l’architetto aveva invece deciso di ingaggiare degli artisti contemporanei
muniti di bombolette spray e disprezzo per l’autorità costituita. I graffiti
riempivano ogni centimetro di parete e una sensazione di abbandono e disagio mi
si insinuò sotto pelle. Non che avessi particolari pregiudizi in merito. Non erano
i bravi ragazzi con la voglia di esprimersi a scegliere i muri del Ragna Rock
come tela su cui dipingere anima e sogni. I bravi ragazzi che volevano far
ascoltare al mondo la loro voce finivano al massimo folgorati sui binari della
metropolitana o investiti in qualche galleria dall’ultimo treno della notte.
Quelli che si intrufolavano in posti come il quartier generale di Lupino
avevano già imboccato la strada del crimine da un pezzo. Quelli che finiscono
freddati in una sparatoria con la polizia e poi diventano martiri per la
comunità, per intenderci. La stessa comunità che aveva pianto ed era scesa in
strada in fiaccolate contro lo spaccio di droga davanti alle scuole e nei
parchi pubblici.
La vita è una grande abbuffata di ironia senza pudore.
Per siglare la sua opera, l’architetto aveva deciso di
coprire il pavimento vergando un grande pentacolo. I bordi erano imprecisi e le
pennellate, frettolose, cariche di vernice.
Non ero un esperto di occultismo quanto non lo fossi
di lavoro a maglia ma c’erano buone probabilità che quel pavimento non sarebbe
finito sulla copertina di Vogue come opera d’arte del mese. Come la maggior
parte dei simboli umani, anche il Pentacolo era sempre stato governato
dall’ambiguità. I simboli non sono altro che contenitori di significato, in
fondo. E ognuno ci versa quello che preferisce bersi.
Le cinque punte che lo compongono rappresentano gli
elementi naturali (acqua, terra, fuoco, aria) e lo spirito (fosse esso inteso
come l’Anima, dio o l’Universo), in quasi tutti i credi religiosi e le
filosofie che lo hanno adottato.
E sempre gli
uomini, ad un certo punto, decisero che a seconda dell’orientamento del
pentacolo questo si sarebbe ammantato di connotazioni positive o negative.
Il Pentacolo con la quinta punta, quella dello
spirito, rivolta verso il basso rappresentava il dominio della natura sulla
spiritualità e sull’anima e, per una forzatura squisitamente di parte, costituendo
perciò uno sgarbo allo spirito per eccellenza: Dio e i suoi cherubini cantanti.
Un inno fatto di un unico verso gridato a squarciagola: SATANA È GRANDE!
Per quello che mi riguardava, non ero più un grosso
fan di Gesù e famiglia e non ero a mio agio in mezzo al fanatismo in generale.
Per mettere bene i puntini sulle “i”, le cause di maggior dolore nella storia
dell’umanità sono sempre arrivate da coloro che avevano professato l’amore fraterno
e il bene superiore. Non certo quattro disadattati adoratori del demonio capaci
di sgozzare capretti e violare un paio di vergini. Ma oltre il mio scetticismo,
sapevo che a giocare con le forze oscure non si facevano buoni affari: a volte
Lucifero la cornetta la alza.


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